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Giusti son due, e non vi sono intesi superbia, invidia e avarizia sono le tre faville c hanno i cuori accesi.Qui puose fine al lagrimabil suono.E io a lui Ancor vo che mi nsegni e che di più parlar mi facci dono.Farinata e l Tegghiaio, che fuor sì degni, Iacopo Rusticucci, Arrigo e l Mosca e li altri ch a ben far puoser li ngegni, dimmi ove sono e fa ch io li conosca ché gran disio mi stringe di savere se l ciel li addolcia o lo nferno li attosca.

conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera d Acheronte.Allor con li occhi vergognosi e bassi, temendo no l mio dir li fosse grave, infino al fiume del parlar mi trassi.Ed ecco verso noi venir per nave un vecchio, bianco per antico pelo, gridando Guai a voi, anime prave Non isperate mai veder lo cielo i vegno per menarvi a l altra riva ne le tenebre etterne, in caldo e n gelo.

Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa fame, sì che parea che l aere ne tremesse.Ed una lupa, che di tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza, e molte genti fé già viver grame, questa mi porse tanto di gravezza con la paura ch uscia di sua vista, ch io perdei la speranza de l altezza.

persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà convien che qui sia morta.Noi siam venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose c hanno perduto il ben de l intelletto.E poi che la sua mano a la mia puose con lieto volto, ond io mi confortai, mi mise dentro a le segrete cose.

giorno se n andava, e l aere bruno toglieva li animai che sono in terra da le fatiche loro e io sol uno m apparecchiava a sostener la guerra sì del cammino e sì de la pietate, che ritrarrà la mente che non erra.O muse, o alto ingegno, or m aiutate o mente che scrivesti ciò ch io vidi, qui si parrà la tua nobilitate.

dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso in questo centro de l ampio loco ove tornar tu ardi. Da che tu vuo saver cotanto a dentro, dirotti brievemente, mi rispuose, perch i non temo di venir qua entro.Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui male de l altre no, ché non son paurose.

angoscia de le genti che son qua giù, nel viso mi dipigne quella pietà che tu per tema senti.Andiam, ché la via lunga ne sospigne.Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio che l abisso cigne.Quivi, secondo che per ascoltare, non avea pianto mai che di sospiri che l aura etterna facevan tremare ciò avvenia di duol sanza martìri, ch avean le turbe, ch eran molte e grandi, d infanti e di femmine e di viri.

venire io m abbandono, temo che la venuta non sia folle.Se savio intendi me ch i non ragiono.E qual è quei che disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta, sì che dal cominciar tutto si tolle, tal mi fec ïo n quella oscura costa, perché, pensando, consumai la mpresa che fu nel cominciar cotanto tosta.

Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono, sì ch io mi riscossi come persona ch è per forza desta e l occhio riposato intorno mossi, dritto levato, e fiso riguardai per conoscer lo loco dov io fossi.Vero è che n su la proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie d infiniti guai.

altri poeti onore e lume, vagliami l lungo studio e l grande amore che m ha fatto cercar lo tuo volume.Tu se lo mio maestro e l mio autore, tu se solo colui da cu io tolsi lo bello stilo che m ha fatto onore.Vedi la bestia per cu io mi volsi aiutami da lei, famoso saggio, ch ella mi fa tremar le vene e i polsi.

costì, anima viva, pàrtiti da cotesti che son morti.Ma poi che vide ch io non mi partiva, disse Per altra via, per altri porti verrai a piaggia, non qui, per passare più lieve legno convien che ti porti.E l duca lui Caron, non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare.

Poeta, io ti richeggio per quello Dio che tu non conoscesti, acciò ch io fugga questo male e peggio, che tu mi meni là dov or dicesti, sì ch io veggia la porta di san Pietro e color cui tu fai cotanto mesti.Allor si mosse, e io li tenni dietro.

ritrasser tutte quante insieme, forte piangendo, a la riva malvagia ch attende ciascun uom che Dio non teme.Caron dimonio, con occhi di bragia loro accennando, tutte le raccoglie batte col remo qualunque s adagia.Come d autunno si levan le foglie l una appresso de l altra, fin che l ramo vede a la terra tutte le sue spoglie, similemente il mal seme d Adamo gittansi di quel lito ad una ad una, per cenni come augel per suo richiamo.