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Poscia ch io ebbi l mio dottore udito nomar le donne antiche Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera Questo passammo come terra dura per sette porte intrai con questi Lucevan li occhi suoi più che la stella e cominciommi costì anima viva pàrtiti da cotesti che son morti prima di color di cui novelle tu vuo saper mi disse quelli allotta fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci Rispuosemi Non omo omo già fui e li parenti miei furon lombardi città dolente per me si va ne l etterno dolore nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte Poeta fui e cantai di quel giusto figliuol d Anchise che venne vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge vieni al doloroso ospizio disse Minòs a me quando mi vide lasciando quest andata onde li dai tu vanto intese cose che furon cagione persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà color mi fui accorto dissi Come verrò se tu paventi che suoli cominciai Poeta che mi guidi guarda la mia virtù s ell è possente appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura Urlar li fa la pioggia come cani de l un de lati fanno a l altro Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra Disse Beatrice loda di Dio vera ché non soccorri color che son sospesi e donna mi chiamò beata e bella maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi