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Intesi ch a così fatto tormento enno dannati i peccator carnali Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia onori scïenzïa e arte questi chi son c hanno cotanta onranza lasciavam l andar perch ei dicessi ma passavam la selva tuttavia ebber ragionato insieme alquanto volsersi a me con salutevol Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo ridir com i v intrai tant era pien di sonno a quel punto dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso Molti son li animali a cui s ammoglia e più saranno ancora infin Ancor vo che mi nsegni e che di più parlar mi facci aggirammo a tondo quella strada parlando più assai passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba costì anima viva pàrtiti da cotesti che son morti Diverse lingue orribili favelle parole di dolore accenti Beatrice che ti faccio andare vegno del loco ove tornar disio lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi quest andata onde li dai tu vanto intese cose che furon cagione appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra tornar de la mente che si chiuse dinanzi a la pietà Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo quelli a me Dopo lunga tencione verranno al sangue e la parte Così li dissi e poi che mosso fue intrai per lo cammino Elena vedi per cui tanto reo tempo si volse e vedi l grande Achille Poeta io ti richeggio per quello Dio che tu non conoscesti acciò