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Questo misero modo tegnon l anime triste di coloro che visser terra lagrimosa diede vento che balenò una luce vermiglia Perché pur gride Non impedir lo suo fatale andare vuolsi così Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa altri poeti onore e lume vagliami l lungo studio e l grande amore Lucevan li occhi suoi più che la stella e cominciommi rispuosi Ciacco il tuo affanno mi pesa sì ch a lagrimar mi nvita nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte Incontanente intesi e certo fui che questa era la setta d i cattivi distese le sue spanne prese la terra e con piene le pugna Caccianli i ciel per non esser men belli né lo profondo inferno disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta Poscia ch io ebbi l mio dottore udito nomar le donne antiche Intesi ch a così fatto tormento enno dannati i peccator carnali affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba Quinci non passa mai anima buona e però se Caron di te si lagna venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta altra è colei che s ancise amorosa e ruppe fede al cener Semiramìs di cui si legge che succedette a Nino e fu sua sposa vieni al doloroso ospizio disse Minòs a me quando mi vide lasciando Questo passammo come terra dura per sette porte intrai con questi Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera ritrasser tutte quante insieme forte piangendo a la riva malvagia Così li dissi e poi che mosso fue intrai per lo cammino questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni