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quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra Poeta io ti richeggio per quello Dio che tu non conoscesti acciò Quivi sospiri pianti e alti guai risonavan per l aere sanza stelle venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude animal grazïoso e benigno che visitando vai per l aere perso fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange onori scïenzïa e arte questi chi son c hanno cotanta onranza parola ornata e con ciò c ha mestieri al suo campare l aiuta Lucia nimica di ciascun crudele si mosse e venne riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero occhi ha vermigli la barba unta e atra e l ventre largo e unghiate partiva disse Per altra via per altri porti verrai a piaggia lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi gentil ratto s apprende prese costui de la bella persona persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà ritrasser tutte quante insieme forte piangendo a la riva malvagia quelli a me L onrata nominanza che di lor suona rivolsi a loro e parla io e cominciai Francesca i tuoi martìri Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa questo nferno tratto mi disse riconoscimi se sai tu fosti prima angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella