1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30
Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta giacean per terra tutte quante fuor d una ch a seder si levò Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato Rispuosemi Non omo omo già fui e li parenti miei furon lombardi Bestemmiavano Dio e lor parenti l umana spezie e l loco e l tempo restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz Beatrice che ti faccio andare vegno del loco ove tornar disio sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati stornei ne portan l ali nel freddo tempo a schiera larga e piena Quinci non passa mai anima buona e però se Caron di te si lagna abbaiando agogna e si racqueta poi che l pasto morde rivolsi a loro e parla io e cominciai Francesca i tuoi martìri Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo altra è colei che s ancise amorosa e ruppe fede al cener Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono altri poeti onore e lume vagliami l lungo studio e l grande amore Trasseci l ombra del primo parente d Abèl suo figlio e quella Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra Così li dissi e poi che mosso fue intrai per lo cammino posato un poco il corpo lasso ripresi via per la piaggia diserta tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città sesta compagnia in due si scema per altra via mi mena il savio lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi Quando vidi costui nel gran diserto Miserere di me gridai Perché pur gride Non impedir lo suo fatale andare vuolsi così dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso Cammilla e la Pantasilea da l altra parte vidi l re Latino gentil ratto s apprende prese costui de la bella persona quelli Ei son tra l anime più nere diverse colpe giù li grava Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto Poscia ch io ebbi l mio dottore udito nomar le donne antiche rigavan lor di sangue il volto che mischiato di lagrime incomincian le dolenti note a farmisi sentire or son venuto conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera Quand io intesi quell anime offense china il viso e tanto Semiramìs di cui si legge che succedette a Nino e fu sua sposa Ritorna a tua scïenza che vuol quanto la cosa è più perfetta Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume quelli a me Dopo lunga tencione verranno al sangue e la parte Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa Lucia nimica di ciascun crudele si mosse e venne Ancor vo che mi nsegni e che di più parlar mi facci Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata