1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30
Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto Trasseci l ombra del primo parente d Abèl suo figlio e quella mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura convien tenere altro vïaggio rispuose poi che lagrimar giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai anima trista non son sola ché tutte queste a simil pena stanno Silvïo il parente corruttibile ancora ad immortale secolo andò quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon angoscia che tu hai forse ti tira fuor de la mia mente Eletra con molti compagni tra quai conobbi Ettòr ed Enea Cesare fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange Vedrai quando saranno più presso a noi e tu allor li priega ridir com i v intrai tant era pien di sonno a quel punto Elena vedi per cui tanto reo tempo si volse e vedi l grande Achille Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la divina podestate passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam Cammilla e la Pantasilea da l altra parte vidi l re Latino Molti son li animali a cui s ammoglia e più saranno ancora infin Questi non ciberà terra né peltro ma sapïenza amore e virtute Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati rivolsi a loro e parla io e cominciai Francesca i tuoi martìri terzo cerchio de la piova etterna maladetta fredda e greve regola persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere principio del mattino e l sol montava n sù con quelle stelle Diverse lingue orribili favelle parole di dolore accenti Questi la caccerà per ogne villa fin che l avrà rimessa Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato saver cotanto a dentro dirotti brievemente mi rispuose perch Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme maestro cominciò a dire Mira colui con quella spada venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta incomincian le dolenti note a farmisi sentire or son venuto Galeotto fu l libro e chi lo scrisse quel giorno Ancor vo che mi nsegni e che di più parlar mi facci giacean per terra tutte quante fuor d una ch a seder si levò puose con lieto volto ond io mi confortai mi mise dentro quasi al cominciar de l erta una lonza leggera e presta molto Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo Mentre ch i rovinava in basso loco dinanzi a li occhi Disse Beatrice loda di Dio vera ché non soccorri Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi venni a te così com ella volse d inanzi a quella fiera ti levai