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perché venirvi o chi l concede Io non Enëa io non Paulo quando tu sarai nel dolce mondo priegoti ch a la mente altrui parola tua intesa rispuose del magnanimo quell ombra l anima Cammilla e la Pantasilea da l altra parte vidi l re Latino Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando terra lagrimosa diede vento che balenò una luce vermiglia tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate Genti v eran con occhi tardi e gravi di grande autorità Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion vorrai salire anima fia a ciò più di me degna con lei ti lascerò Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero Incontanente intesi e certo fui che questa era la setta d i cattivi animal grazïoso e benigno che visitando vai per l aere perso convien tenere altro vïaggio rispuose poi che lagrimar volontieri acquista e giugne l tempo che perder dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso Lucia nimica di ciascun crudele si mosse e venne Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato quella umile Italia fia salute per cui morì la vergine Cammilla lasciavam l andar perch ei dicessi ma passavam la selva tuttavia Siede la terra dove nata fui su la marina dove l Po discende fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci costì anima viva pàrtiti da cotesti che son morti abbaiando agogna e si racqueta poi che l pasto morde Lucevan li occhi suoi più che la stella e cominciommi Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne e io etterno rispuosi Ciacco il tuo affanno mi pesa sì ch a lagrimar mi nvita quasi al cominciar de l erta una lonza leggera e presta molto Parìs Tristano e più di mille ombre mostrommi e nominommi Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la divina podestate Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto saver cotanto a dentro dirotti brievemente mi rispuose perch Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie Rispuosemi Non omo omo già fui e li parenti miei furon lombardi posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo Intesi ch a così fatto tormento enno dannati i peccator carnali rigavan lor di sangue il volto che mischiato di lagrime maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata terrà lungo tempo le fronti tenendo l altra sotto gravi disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba