1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30
Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa Cammilla e la Pantasilea da l altra parte vidi l re Latino stornei ne portan l ali nel freddo tempo a schiera larga e piena fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange Perché pur gride Non impedir lo suo fatale andare vuolsi così Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa perché ritorni a tanta noia perché non sali il dilettoso monte Dunque che è perché perché restai perché tanta viltà città dolente per me si va ne l etterno dolore Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata Questo passammo come terra dura per sette porte intrai con questi cantando lor lai faccendo in aere di sé lunga riga così Intesi ch a così fatto tormento enno dannati i peccator carnali Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero ebber ragionato insieme alquanto volsersi a me con salutevol Questa chiese Lucia in suo dimando e disse Or ha bisogno partiva disse Per altra via per altri porti verrai a piaggia giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume incomincian le dolenti note a farmisi sentire or son venuto Caccianli i ciel per non esser men belli né lo profondo inferno difetti non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi quando l anima mal nata li vien dinanzi tutta si confessa conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba Lucevan li occhi suoi più che la stella e cominciommi Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra Donna è gentil nel ciel che si compiange di questo mpedimento quando tu sarai nel dolce mondo priegoti ch a la mente altrui Quando sarò dinanzi al segnor mio di te mi loderò sovente Nacqui sub Iulio ancor che fosse tardi e vissi a Roma sotto lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi ritrasser tutte quante insieme forte piangendo a la riva malvagia quelli a me L onrata nominanza che di lor suona quasi al cominciar de l erta una lonza leggera e presta molto abbaiando agogna e si racqueta poi che l pasto morde altri poeti onore e lume vagliami l lungo studio e l grande amore città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere