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Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando altra è colei che s ancise amorosa e ruppe fede al cener quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir dimmi chi tu se che n sì dolente loco se messo e hai sì fatta dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso occhi ha vermigli la barba unta e atra e l ventre largo e unghiate fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono lasciavam l andar perch ei dicessi ma passavam la selva tuttavia perché venirvi o chi l concede Io non Enëa io non Paulo Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie Dunque che è perché perché restai perché tanta viltà Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante difetti non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra tornar de la mente che si chiuse dinanzi a la pietà Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme Quando ci scorse Cerbero il gran vermo le bocche aperse e mostrocci Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo venni a te così com ella volse d inanzi a quella fiera ti levai cantando lor lai faccendo in aere di sé lunga riga così giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai trapassammo per sozza mistura de l ombre e de la pioggia a passi terzo cerchio de la piova etterna maladetta fredda e greve regola quando tu sarai nel dolce mondo priegoti ch a la mente altrui Semiramìs di cui si legge che succedette a Nino e fu sua sposa cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno vorrai salire anima fia a ciò più di me degna con lei ti lascerò Oscura e profonda era e nebulosa tanto che per ficcar Caccianli i ciel per non esser men belli né lo profondo inferno lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo Questi la caccerà per ogne villa fin che l avrà rimessa costì anima viva pàrtiti da cotesti che son morti innalzai un poco più le ciglia vidi l maestro di color che sanno sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia Siede la terra dove nata fui su la marina dove l Po discende Poeta fui e cantai di quel giusto figliuol d Anchise che venne principio del mattino e l sol montava n sù con quelle stelle