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volere è d ambedue tu duca tu segnore e tu maestro conoscer la prima radice del nostro amor tu hai cotanto affetto vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie quando l anima mal nata li vien dinanzi tutta si confessa proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie volontieri acquista e giugne l tempo che perder Perché pur gride Non impedir lo suo fatale andare vuolsi così Lucevan li occhi suoi più che la stella e cominciommi Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui Silvïo il parente corruttibile ancora ad immortale secolo andò vieni al doloroso ospizio disse Minòs a me quando mi vide lasciando Urlar li fa la pioggia come cani de l un de lati fanno a l altro Nacqui sub Iulio ancor che fosse tardi e vissi a Roma sotto Lucia nimica di ciascun crudele si mosse e venne Così li dissi e poi che mosso fue intrai per lo cammino Finito questo la buia campagna tremò sì forte che de lo spavento Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta anima trista non son sola ché tutte queste a simil pena stanno Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono Rispuosemi Non omo omo già fui e li parenti miei furon lombardi Quando vidi costui nel gran diserto Miserere di me gridai Parìs Tristano e più di mille ombre mostrommi e nominommi difetti non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi Questo misero modo tegnon l anime triste di coloro che visser disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta angoscia che tu hai forse ti tira fuor de la mia mente Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza e molte genti Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina autunno si levan le foglie l una appresso de l altra Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere Quando sarò dinanzi al segnor mio di te mi loderò sovente città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco ebber ragionato insieme alquanto volsersi a me con salutevol Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude Quando ci scorse Cerbero il gran vermo le bocche aperse e mostrocci dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni onori scïenzïa e arte questi chi son c hanno cotanta onranza