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Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza e molte genti conoscer la prima radice del nostro amor tu hai cotanto affetto questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi verso noi venir per nave un vecchio bianco per antico pelo gridando affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua altri poeti onore e lume vagliami l lungo studio e l grande amore Questa chiese Lucia in suo dimando e disse Or ha bisogno Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio color mi fui accorto dissi Come verrò se tu paventi che suoli stornei ne portan l ali nel freddo tempo a schiera larga e piena bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina Semiramìs di cui si legge che succedette a Nino e fu sua sposa Questo misero modo tegnon l anime triste di coloro che visser Perché pur gride Non impedir lo suo fatale andare vuolsi così tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città Incontanente intesi e certo fui che questa era la setta d i cattivi Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie Quivi sospiri pianti e alti guai risonavan per l aere sanza stelle Questi la caccerà per ogne villa fin che l avrà rimessa quelli Ei son tra l anime più nere diverse colpe giù li grava perché ritorni a tanta noia perché non sali il dilettoso monte distese le sue spanne prese la terra e con piene le pugna ritrasser tutte quante insieme forte piangendo a la riva malvagia riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa convien tenere altro vïaggio rispuose poi che lagrimar Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo Genti v eran con occhi tardi e gravi di grande autorità dimmi chi tu se che n sì dolente loco se messo e hai sì fatta Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi incomincian le dolenti note a farmisi sentire or son venuto venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie cominciai Poeta che mi guidi guarda la mia virtù s ell è possente ntese il mio parlar coverto rispuose Io era nuovo in questo stato giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai posato un poco il corpo lasso ripresi via per la piaggia diserta Quando vidi costui nel gran diserto Miserere di me gridai mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir costì anima viva pàrtiti da cotesti che son morti restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati Parìs Tristano e più di mille ombre mostrommi e nominommi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra Dunque che è perché perché restai perché tanta viltà Cammilla e la Pantasilea da l altra parte vidi l re Latino