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ntese il mio parlar coverto rispuose Io era nuovo in questo stato quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice quando tu sarai nel dolce mondo priegoti ch a la mente altrui Trasseci l ombra del primo parente d Abèl suo figlio e quella Dunque che è perché perché restai perché tanta viltà Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume lasciavam l andar perch ei dicessi ma passavam la selva tuttavia mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono stornei ne portan l ali nel freddo tempo a schiera larga e piena Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone anima trista non son sola ché tutte queste a simil pena stanno altra è colei che s ancise amorosa e ruppe fede al cener Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi Ancor vo che mi nsegni e che di più parlar mi facci Tacette allora e poi comincia io O donna di virtù Quando rispuosi cominciai Oh lasso quanti dolci pensier quanto Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta costì anima viva pàrtiti da cotesti che son morti Molti son li animali a cui s ammoglia e più saranno ancora infin Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo quelli Ei son tra l anime più nere diverse colpe giù li grava Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la divina podestate Eletra con molti compagni tra quai conobbi Ettòr ed Enea Cesare lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand trapassammo per sozza mistura de l ombre e de la pioggia a passi Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie Intesi ch a così fatto tormento enno dannati i peccator carnali Lucevan li occhi suoi più che la stella e cominciommi distese le sue spanne prese la terra e con piene le pugna questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco difetti non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto Donna è gentil nel ciel che si compiange di questo mpedimento Caccianli i ciel per non esser men belli né lo profondo inferno angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando dimmi chi tu se che n sì dolente loco se messo e hai sì fatta cantando lor lai faccendo in aere di sé lunga riga così dimmi al tempo d i dolci sospiri a che e come concedette amore Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa