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anima trista non son sola ché tutte queste a simil pena stanno Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato convien tenere altro vïaggio rispuose poi che lagrimar trapassammo per sozza mistura de l ombre e de la pioggia a passi Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata udire e che parlar vi piace noi udiremo e parleremo a voi mentre Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie penso e discerno che tu mi segui e io sarò tua guida e trarrotti Rispuosemi Non omo omo già fui e li parenti miei furon lombardi innalzai un poco più le ciglia vidi l maestro di color che sanno diritti occhi torse allora in biechi guardommi Poscia ch io ebbi l mio dottore udito nomar le donne antiche incomincian le dolenti note a farmisi sentire or son venuto Mentre ch i rovinava in basso loco dinanzi a li occhi conoscer la prima radice del nostro amor tu hai cotanto affetto tornar de la mente che si chiuse dinanzi a la pietà quando l anima mal nata li vien dinanzi tutta si confessa Così li dissi e poi che mosso fue intrai per lo cammino Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando Lucia nimica di ciascun crudele si mosse e venne Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra vorrai salire anima fia a ciò più di me degna con lei ti lascerò quest andata onde li dai tu vanto intese cose che furon cagione rivolsi a loro e parla io e cominciai Francesca i tuoi martìri persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto posato un poco il corpo lasso ripresi via per la piaggia diserta leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto quelli a me Dopo lunga tencione verranno al sangue e la parte restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz Tutto che questa gente maladetta in vera perfezion lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne e io etterno Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco occhi ha vermigli la barba unta e atra e l ventre largo e unghiate Vedrai quando saranno più presso a noi e tu allor li priega venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose sesta compagnia in due si scema per altra via mi mena il savio quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge