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lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città Semiramìs di cui si legge che succedette a Nino e fu sua sposa Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio aggirammo a tondo quella strada parlando più assai autunno si levan le foglie l una appresso de l altra Lucevan li occhi suoi più che la stella e cominciommi Elena vedi per cui tanto reo tempo si volse e vedi l grande Achille verso noi venir per nave un vecchio bianco per antico pelo gridando Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso quest andata onde li dai tu vanto intese cose che furon cagione Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella Quando sarò dinanzi al segnor mio di te mi loderò sovente Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna cominciai Poeta che mi guidi guarda la mia virtù s ell è possente Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa Parìs Tristano e più di mille ombre mostrommi e nominommi Finito questo la buia campagna tremò sì forte che de lo spavento discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose Poscia ch io ebbi l mio dottore udito nomar le donne antiche cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura volere è d ambedue tu duca tu segnore e tu maestro conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate Diverse lingue orribili favelle parole di dolore accenti quella umile Italia fia salute per cui morì la vergine Cammilla Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto prima di color di cui novelle tu vuo saper mi disse quelli allotta affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme saver cotanto a dentro dirotti brievemente mi rispuose perch terrà lungo tempo le fronti tenendo l altra sotto gravi riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume Donna è gentil nel ciel che si compiange di questo mpedimento Così li dissi e poi che mosso fue intrai per lo cammino