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Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta terra lagrimosa diede vento che balenò una luce vermiglia trapassammo per sozza mistura de l ombre e de la pioggia a passi Disse Beatrice loda di Dio vera ché non soccorri bestia per cu io mi volsi aiutami da lei famoso saggio puose con lieto volto ond io mi confortai mi mise dentro quando tu sarai nel dolce mondo priegoti ch a la mente altrui riguardai vidi una nsegna che girando correva tanto ratta mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir altra è colei che s ancise amorosa e ruppe fede al cener color che son sospesi e donna mi chiamò beata e bella Incontanente intesi e certo fui che questa era la setta d i cattivi quelli a me L onrata nominanza che di lor suona sesta compagnia in due si scema per altra via mi mena il savio Quand io intesi quell anime offense china il viso e tanto quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero Bestemmiavano Dio e lor parenti l umana spezie e l loco e l tempo prima di color di cui novelle tu vuo saper mi disse quelli allotta Molti son li animali a cui s ammoglia e più saranno ancora infin Quivi sospiri pianti e alti guai risonavan per l aere sanza stelle dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso lasciavam l andar perch ei dicessi ma passavam la selva tuttavia Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie Oscura e profonda era e nebulosa tanto che per ficcar Urlar li fa la pioggia come cani de l un de lati fanno a l altro Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne e io etterno prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore angoscia che tu hai forse ti tira fuor de la mia mente Quando vidi costui nel gran diserto Miserere di me gridai appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate Ancor vo che mi nsegni e che di più parlar mi facci vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam ritrasser tutte quante insieme forte piangendo a la riva malvagia Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia giacean per terra tutte quante fuor d una ch a seder si levò vorrai salire anima fia a ciò più di me degna con lei ti lascerò terzo cerchio de la piova etterna maladetta fredda e greve regola lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo posato un poco il corpo lasso ripresi via per la piaggia diserta