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angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Nacqui sub Iulio ancor che fosse tardi e vissi a Roma sotto Beatrice che ti faccio andare vegno del loco ove tornar disio venni a te così com ella volse d inanzi a quella fiera ti levai colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna Oscura e profonda era e nebulosa tanto che per ficcar Vedrai quando saranno più presso a noi e tu allor li priega innalzai un poco più le ciglia vidi l maestro di color che sanno Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz Caccianli i ciel per non esser men belli né lo profondo inferno perché venirvi o chi l concede Io non Enëa io non Paulo maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi Lucia nimica di ciascun crudele si mosse e venne disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba Genti v eran con occhi tardi e gravi di grande autorità cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa occhi ha vermigli la barba unta e atra e l ventre largo e unghiate persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote Disse Beatrice loda di Dio vera ché non soccorri Intanto voce fu per me udita Onorate l altissimo poeta l ombra quando l anima mal nata li vien dinanzi tutta si confessa Parìs Tristano e più di mille ombre mostrommi e nominommi incomincian le dolenti note a farmisi sentire or son venuto affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua animal grazïoso e benigno che visitando vai per l aere perso Molti son li animali a cui s ammoglia e più saranno ancora infin venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati convien tenere altro vïaggio rispuose poi che lagrimar vieni al doloroso ospizio disse Minòs a me quando mi vide lasciando terzo cerchio de la piova etterna maladetta fredda e greve regola Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand quella umile Italia fia salute per cui morì la vergine Cammilla quelli a me L onrata nominanza che di lor suona maestro cominciò a dire Mira colui con quella spada saver cotanto a dentro dirotti brievemente mi rispuose perch questo nferno tratto mi disse riconoscimi se sai tu fosti prima Queste parole di colore oscuro vid ïo scritte al sommo venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra