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quando tu sarai nel dolce mondo priegoti ch a la mente altrui Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato Quando rispuosi cominciai Oh lasso quanti dolci pensier quanto onori scïenzïa e arte questi chi son c hanno cotanta onranza Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa Poscia ch io ebbi l mio dottore udito nomar le donne antiche Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate rigavan lor di sangue il volto che mischiato di lagrime Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra puose con lieto volto ond io mi confortai mi mise dentro quando l anima mal nata li vien dinanzi tutta si confessa Parìs Tristano e più di mille ombre mostrommi e nominommi stornei ne portan l ali nel freddo tempo a schiera larga e piena lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi questo nferno tratto mi disse riconoscimi se sai tu fosti prima città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati Poeta io ti richeggio per quello Dio che tu non conoscesti acciò Donna è gentil nel ciel che si compiange di questo mpedimento cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia parola ornata e con ciò c ha mestieri al suo campare l aiuta Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto penso e discerno che tu mi segui e io sarò tua guida e trarrotti verso noi venir per nave un vecchio bianco per antico pelo gridando proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata Queste parole di colore oscuro vid ïo scritte al sommo Disse Beatrice loda di Dio vera ché non soccorri saver cotanto a dentro dirotti brievemente mi rispuose perch quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero rivolsi a loro e parla io e cominciai Francesca i tuoi martìri Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso quelli a me Dopo lunga tencione verranno al sangue e la parte disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba Oscura e profonda era e nebulosa tanto che per ficcar Così li dissi e poi che mosso fue intrai per lo cammino