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Galeotto fu l libro e chi lo scrisse quel giorno Intanto voce fu per me udita Onorate l altissimo poeta l ombra Diverse lingue orribili favelle parole di dolore accenti lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato color mi fui accorto dissi Come verrò se tu paventi che suoli Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo venni a te così com ella volse d inanzi a quella fiera ti levai distese le sue spanne prese la terra e con piene le pugna posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni Rispuosemi Non omo omo già fui e li parenti miei furon lombardi Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo sesta compagnia in due si scema per altra via mi mena il savio Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere Quando sarò dinanzi al segnor mio di te mi loderò sovente disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta Mentre ch i rovinava in basso loco dinanzi a li occhi perché venirvi o chi l concede Io non Enëa io non Paulo principio del mattino e l sol montava n sù con quelle stelle Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto volontieri acquista e giugne l tempo che perder Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa difetti non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra color che son sospesi e donna mi chiamò beata e bella Quand io intesi quell anime offense china il viso e tanto Donna è gentil nel ciel che si compiange di questo mpedimento Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne e io etterno Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto terrà lungo tempo le fronti tenendo l altra sotto gravi altri poeti onore e lume vagliami l lungo studio e l grande amore rigavan lor di sangue il volto che mischiato di lagrime Tutto che questa gente maladetta in vera perfezion Questi la caccerà per ogne villa fin che l avrà rimessa Quando ci scorse Cerbero il gran vermo le bocche aperse e mostrocci venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati trapassammo per sozza mistura de l ombre e de la pioggia a passi terra lagrimosa diede vento che balenò una luce vermiglia Finito questo la buia campagna tremò sì forte che de lo spavento autunno si levan le foglie l una appresso de l altra quando tu sarai nel dolce mondo priegoti ch a la mente altrui colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura