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tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza e molte genti Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere stornei ne portan l ali nel freddo tempo a schiera larga e piena Silvïo il parente corruttibile ancora ad immortale secolo andò ridir com i v intrai tant era pien di sonno a quel punto lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella Trasseci l ombra del primo parente d Abèl suo figlio e quella giacean per terra tutte quante fuor d una ch a seder si levò affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua puose con lieto volto ond io mi confortai mi mise dentro costì anima viva pàrtiti da cotesti che son morti Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante Lucia nimica di ciascun crudele si mosse e venne colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella ntese il mio parlar coverto rispuose Io era nuovo in questo stato venni a te così com ella volse d inanzi a quella fiera ti levai Eletra con molti compagni tra quai conobbi Ettòr ed Enea Cesare angoscia che tu hai forse ti tira fuor de la mia mente cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa Ancor vo che mi nsegni e che di più parlar mi facci lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai parola tua intesa rispuose del magnanimo quell ombra l anima Quando ci scorse Cerbero il gran vermo le bocche aperse e mostrocci Semiramìs di cui si legge che succedette a Nino e fu sua sposa volere è d ambedue tu duca tu segnore e tu maestro bestia per cu io mi volsi aiutami da lei famoso saggio quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero Poscia ch io ebbi l mio dottore udito nomar le donne antiche Caccianli i ciel per non esser men belli né lo profondo inferno mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore Oscura e profonda era e nebulosa tanto che per ficcar Quand io intesi quell anime offense china il viso e tanto quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle