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maestro cominciò a dire Mira colui con quella spada altri poeti onore e lume vagliami l lungo studio e l grande amore Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon altra è colei che s ancise amorosa e ruppe fede al cener autunno si levan le foglie l una appresso de l altra Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà animal grazïoso e benigno che visitando vai per l aere perso Beatrice che ti faccio andare vegno del loco ove tornar disio Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno Ritorna a tua scïenza che vuol quanto la cosa è più perfetta disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza e molte genti Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna quelli a me L onrata nominanza che di lor suona angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella penso e discerno che tu mi segui e io sarò tua guida e trarrotti Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra Poscia ch io ebbi l mio dottore udito nomar le donne antiche mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna cantando lor lai faccendo in aere di sé lunga riga così passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam ntese il mio parlar coverto rispuose Io era nuovo in questo stato quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso prima di color di cui novelle tu vuo saper mi disse quelli allotta Questi la caccerà per ogne villa fin che l avrà rimessa Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia parola tua intesa rispuose del magnanimo quell ombra l anima fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci Genti v eran con occhi tardi e gravi di grande autorità Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne e io etterno Bestemmiavano Dio e lor parenti l umana spezie e l loco e l tempo Questo passammo come terra dura per sette porte intrai con questi Perché pur gride Non impedir lo suo fatale andare vuolsi così Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi