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vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle Quando vidi costui nel gran diserto Miserere di me gridai Lucevan li occhi suoi più che la stella e cominciommi angoscia che tu hai forse ti tira fuor de la mia mente questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni Molti son li animali a cui s ammoglia e più saranno ancora infin bestia per cu io mi volsi aiutami da lei famoso saggio parola ornata e con ciò c ha mestieri al suo campare l aiuta Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude terra lagrimosa diede vento che balenò una luce vermiglia vorrai salire anima fia a ciò più di me degna con lei ti lascerò rigavan lor di sangue il volto che mischiato di lagrime mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir Bestemmiavano Dio e lor parenti l umana spezie e l loco e l tempo Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa vieni al doloroso ospizio disse Minòs a me quando mi vide lasciando leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa Poeta io ti richeggio per quello Dio che tu non conoscesti acciò Siede la terra dove nata fui su la marina dove l Po discende Ancor vo che mi nsegni e che di più parlar mi facci disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba volere è d ambedue tu duca tu segnore e tu maestro disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne e io etterno Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera Silvïo il parente corruttibile ancora ad immortale secolo andò quelli a me L onrata nominanza che di lor suona nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte Mentre ch i rovinava in basso loco dinanzi a li occhi città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie ebber ragionato insieme alquanto volsersi a me con salutevol Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto Quinci non passa mai anima buona e però se Caron di te si lagna Trasseci l ombra del primo parente d Abèl suo figlio e quella Questi la caccerà per ogne villa fin che l avrà rimessa maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi