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Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa Poeta fui e cantai di quel giusto figliuol d Anchise che venne Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto cominciai Poeta che mi guidi guarda la mia virtù s ell è possente quelli a me Dopo lunga tencione verranno al sangue e la parte Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni Urlar li fa la pioggia come cani de l un de lati fanno a l altro Ritorna a tua scïenza che vuol quanto la cosa è più perfetta giacean per terra tutte quante fuor d una ch a seder si levò Quinci non passa mai anima buona e però se Caron di te si lagna disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui Intanto voce fu per me udita Onorate l altissimo poeta l ombra Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera volere è d ambedue tu duca tu segnore e tu maestro mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura saver cotanto a dentro dirotti brievemente mi rispuose perch animal grazïoso e benigno che visitando vai per l aere perso Quando vidi costui nel gran diserto Miserere di me gridai lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi dimmi al tempo d i dolci sospiri a che e come concedette amore color mi fui accorto dissi Come verrò se tu paventi che suoli udire e che parlar vi piace noi udiremo e parleremo a voi mentre Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia riguardai vidi una nsegna che girando correva tanto ratta venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie Elena vedi per cui tanto reo tempo si volse e vedi l grande Achille occhi ha vermigli la barba unta e atra e l ventre largo e unghiate maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi rispuosi Ciacco il tuo affanno mi pesa sì ch a lagrimar mi nvita maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote anima trista non son sola ché tutte queste a simil pena stanno Questo passammo come terra dura per sette porte intrai con questi autunno si levan le foglie l una appresso de l altra Eletra con molti compagni tra quai conobbi Ettòr ed Enea Cesare rivolsi a loro e parla io e cominciai Francesca i tuoi martìri principio del mattino e l sol montava n sù con quelle stelle