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tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città stornei ne portan l ali nel freddo tempo a schiera larga e piena Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua Genti v eran con occhi tardi e gravi di grande autorità parola tua intesa rispuose del magnanimo quell ombra l anima Quando ci scorse Cerbero il gran vermo le bocche aperse e mostrocci Quando rispuosi cominciai Oh lasso quanti dolci pensier quanto Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto Urlar li fa la pioggia come cani de l un de lati fanno a l altro dimmi al tempo d i dolci sospiri a che e come concedette amore puose con lieto volto ond io mi confortai mi mise dentro udire e che parlar vi piace noi udiremo e parleremo a voi mentre Questa chiese Lucia in suo dimando e disse Or ha bisogno angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Perché pur gride Non impedir lo suo fatale andare vuolsi così fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa Tutto che questa gente maladetta in vera perfezion Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba terra lagrimosa diede vento che balenò una luce vermiglia autunno si levan le foglie l una appresso de l altra Silvïo il parente corruttibile ancora ad immortale secolo andò lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand quasi al cominciar de l erta una lonza leggera e presta molto distese le sue spanne prese la terra e con piene le pugna Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra Oscura e profonda era e nebulosa tanto che per ficcar Cammilla e la Pantasilea da l altra parte vidi l re Latino color mi fui accorto dissi Come verrò se tu paventi che suoli colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir lasciavam l andar perch ei dicessi ma passavam la selva tuttavia nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza e molte genti sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati Vedrai quando saranno più presso a noi e tu allor li priega cantando lor lai faccendo in aere di sé lunga riga così posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo incomincian le dolenti note a farmisi sentire or son venuto