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Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando Quivi sospiri pianti e alti guai risonavan per l aere sanza stelle Beatrice che ti faccio andare vegno del loco ove tornar disio venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose Lucevan li occhi suoi più che la stella e cominciommi angoscia che tu hai forse ti tira fuor de la mia mente Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi Così li dissi e poi che mosso fue intrai per lo cammino Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume questo nferno tratto mi disse riconoscimi se sai tu fosti prima cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa posato un poco il corpo lasso ripresi via per la piaggia diserta Quando ci scorse Cerbero il gran vermo le bocche aperse e mostrocci Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono Trasseci l ombra del primo parente d Abèl suo figlio e quella terzo cerchio de la piova etterna maladetta fredda e greve regola Questi la caccerà per ogne villa fin che l avrà rimessa Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui dimmi chi tu se che n sì dolente loco se messo e hai sì fatta aggirammo a tondo quella strada parlando più assai proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato volere è d ambedue tu duca tu segnore e tu maestro Questo passammo come terra dura per sette porte intrai con questi Quivi secondo che per ascoltare non avea pianto mai che di sospiri venni a te così com ella volse d inanzi a quella fiera ti levai cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna Parìs Tristano e più di mille ombre mostrommi e nominommi Siede la terra dove nata fui su la marina dove l Po discende leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude color che son sospesi e donna mi chiamò beata e bella puose con lieto volto ond io mi confortai mi mise dentro colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura autunno si levan le foglie l una appresso de l altra saver cotanto a dentro dirotti brievemente mi rispuose perch vieni al doloroso ospizio disse Minòs a me quando mi vide lasciando Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa Bestemmiavano Dio e lor parenti l umana spezie e l loco e l tempo quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra innalzai un poco più le ciglia vidi l maestro di color che sanno Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto riguardai vidi una nsegna che girando correva tanto ratta