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Quinci non passa mai anima buona e però se Caron di te si lagna animal grazïoso e benigno che visitando vai per l aere perso stornei ne portan l ali nel freddo tempo a schiera larga e piena dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle Quando rispuosi cominciai Oh lasso quanti dolci pensier quanto Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra quelli a me Dopo lunga tencione verranno al sangue e la parte volontieri acquista e giugne l tempo che perder Trasseci l ombra del primo parente d Abèl suo figlio e quella Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti penso e discerno che tu mi segui e io sarò tua guida e trarrotti Genti v eran con occhi tardi e gravi di grande autorità cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa udire e che parlar vi piace noi udiremo e parleremo a voi mentre affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua Tutto che questa gente maladetta in vera perfezion Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo venni a te così com ella volse d inanzi a quella fiera ti levai perché venirvi o chi l concede Io non Enëa io non Paulo passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando gentil ratto s apprende prese costui de la bella persona Intesi ch a così fatto tormento enno dannati i peccator carnali Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz rispuosi Ciacco il tuo affanno mi pesa sì ch a lagrimar mi nvita costì anima viva pàrtiti da cotesti che son morti Semiramìs di cui si legge che succedette a Nino e fu sua sposa Quand io intesi quell anime offense china il viso e tanto Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando quest andata onde li dai tu vanto intese cose che furon cagione saver cotanto a dentro dirotti brievemente mi rispuose perch Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi Poeta io ti richeggio per quello Dio che tu non conoscesti acciò ntese il mio parlar coverto rispuose Io era nuovo in questo stato prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore difetti non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi Ritorna a tua scïenza che vuol quanto la cosa è più perfetta