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mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir cominciai Poeta che mi guidi guarda la mia virtù s ell è possente Trasseci l ombra del primo parente d Abèl suo figlio e quella terzo cerchio de la piova etterna maladetta fredda e greve regola Quando vidi costui nel gran diserto Miserere di me gridai Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti udire e che parlar vi piace noi udiremo e parleremo a voi mentre Quando rispuosi cominciai Oh lasso quanti dolci pensier quanto Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata color che son sospesi e donna mi chiamò beata e bella quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati Bestemmiavano Dio e lor parenti l umana spezie e l loco e l tempo distese le sue spanne prese la terra e con piene le pugna Questa chiese Lucia in suo dimando e disse Or ha bisogno quando l anima mal nata li vien dinanzi tutta si confessa Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra parola tua intesa rispuose del magnanimo quell ombra l anima occhi ha vermigli la barba unta e atra e l ventre largo e unghiate quelli Ei son tra l anime più nere diverse colpe giù li grava cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice diritti occhi torse allora in biechi guardommi Mentre ch i rovinava in basso loco dinanzi a li occhi vorrai salire anima fia a ciò più di me degna con lei ti lascerò Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia Questo passammo come terra dura per sette porte intrai con questi tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate aggirammo a tondo quella strada parlando più assai Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo Dunque che è perché perché restai perché tanta viltà Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato Questi non ciberà terra né peltro ma sapïenza amore e virtute Diverse lingue orribili favelle parole di dolore accenti passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa vieni al doloroso ospizio disse Minòs a me quando mi vide lasciando Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume bestia per cu io mi volsi aiutami da lei famoso saggio Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto