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fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci perché ritorni a tanta noia perché non sali il dilettoso monte Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella Diverse lingue orribili favelle parole di dolore accenti Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume quest andata onde li dai tu vanto intese cose che furon cagione Nacqui sub Iulio ancor che fosse tardi e vissi a Roma sotto angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella venni a te così com ella volse d inanzi a quella fiera ti levai persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra Intesi ch a così fatto tormento enno dannati i peccator carnali Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata quando l anima mal nata li vien dinanzi tutta si confessa terra lagrimosa diede vento che balenò una luce vermiglia disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi occhi ha vermigli la barba unta e atra e l ventre largo e unghiate Caccianli i ciel per non esser men belli né lo profondo inferno Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir Finito questo la buia campagna tremò sì forte che de lo spavento Rispuosemi Non omo omo già fui e li parenti miei furon lombardi prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude perché venirvi o chi l concede Io non Enëa io non Paulo gentil ratto s apprende prese costui de la bella persona Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne e io etterno Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la divina podestate penso e discerno che tu mi segui e io sarò tua guida e trarrotti sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice color mi fui accorto dissi Come verrò se tu paventi che suoli discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto Quand io intesi quell anime offense china il viso e tanto Quando ci scorse Cerbero il gran vermo le bocche aperse e mostrocci lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand volere è d ambedue tu duca tu segnore e tu maestro prima di color di cui novelle tu vuo saper mi disse quelli allotta