1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30
Tutto che questa gente maladetta in vera perfezion color che son sospesi e donna mi chiamò beata e bella Dunque che è perché perché restai perché tanta viltà Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia Vedrai quando saranno più presso a noi e tu allor li priega città dolente per me si va ne l etterno dolore perché venirvi o chi l concede Io non Enëa io non Paulo rispuosi Ciacco il tuo affanno mi pesa sì ch a lagrimar mi nvita Disse Beatrice loda di Dio vera ché non soccorri Quivi sospiri pianti e alti guai risonavan per l aere sanza stelle bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina principio del mattino e l sol montava n sù con quelle stelle Galeotto fu l libro e chi lo scrisse quel giorno Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo autunno si levan le foglie l una appresso de l altra Diverse lingue orribili favelle parole di dolore accenti fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange trapassammo per sozza mistura de l ombre e de la pioggia a passi Queste parole di colore oscuro vid ïo scritte al sommo Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra Cammilla e la Pantasilea da l altra parte vidi l re Latino occhi ha vermigli la barba unta e atra e l ventre largo e unghiate cominciai Poeta che mi guidi guarda la mia virtù s ell è possente quando l anima mal nata li vien dinanzi tutta si confessa Bestemmiavano Dio e lor parenti l umana spezie e l loco e l tempo Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna penso e discerno che tu mi segui e io sarò tua guida e trarrotti Questo misero modo tegnon l anime triste di coloro che visser Quinci non passa mai anima buona e però se Caron di te si lagna Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne e io etterno riguardai vidi una nsegna che girando correva tanto ratta Nacqui sub Iulio ancor che fosse tardi e vissi a Roma sotto onori scïenzïa e arte questi chi son c hanno cotanta onranza tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza e molte genti rigavan lor di sangue il volto che mischiato di lagrime dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso Mentre ch i rovinava in basso loco dinanzi a li occhi abbaiando agogna e si racqueta poi che l pasto morde Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere