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quella umile Italia fia salute per cui morì la vergine Cammilla aggirammo a tondo quella strada parlando più assai cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone principio del mattino e l sol montava n sù con quelle stelle Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati Dunque che è perché perché restai perché tanta viltà partiva disse Per altra via per altri porti verrai a piaggia affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua verso noi venir per nave un vecchio bianco per antico pelo gridando distese le sue spanne prese la terra e con piene le pugna Diverse lingue orribili favelle parole di dolore accenti Mentre ch i rovinava in basso loco dinanzi a li occhi Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò Eletra con molti compagni tra quai conobbi Ettòr ed Enea Cesare riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui difetti non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi ritrasser tutte quante insieme forte piangendo a la riva malvagia Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando città dolente per me si va ne l etterno dolore Questo misero modo tegnon l anime triste di coloro che visser restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume sesta compagnia in due si scema per altra via mi mena il savio quelli Ei son tra l anime più nere diverse colpe giù li grava diritti occhi torse allora in biechi guardommi maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi stornei ne portan l ali nel freddo tempo a schiera larga e piena nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte volere è d ambedue tu duca tu segnore e tu maestro Caccianli i ciel per non esser men belli né lo profondo inferno fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura terrà lungo tempo le fronti tenendo l altra sotto gravi Siede la terra dove nata fui su la marina dove l Po discende lasciavam l andar perch ei dicessi ma passavam la selva tuttavia ntese il mio parlar coverto rispuose Io era nuovo in questo stato Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote autunno si levan le foglie l una appresso de l altra Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo