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venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza e molte genti Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa cominciai Poeta che mi guidi guarda la mia virtù s ell è possente mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ntese il mio parlar coverto rispuose Io era nuovo in questo stato penso e discerno che tu mi segui e io sarò tua guida e trarrotti venni a te così com ella volse d inanzi a quella fiera ti levai rivolsi a loro e parla io e cominciai Francesca i tuoi martìri tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città abbaiando agogna e si racqueta poi che l pasto morde fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa Diverse lingue orribili favelle parole di dolore accenti Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella ridir com i v intrai tant era pien di sonno a quel punto conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera ritrasser tutte quante insieme forte piangendo a la riva malvagia Quando sarò dinanzi al segnor mio di te mi loderò sovente prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo sesta compagnia in due si scema per altra via mi mena il savio quelli a me Dopo lunga tencione verranno al sangue e la parte Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio Dunque che è perché perché restai perché tanta viltà Poeta fui e cantai di quel giusto figliuol d Anchise che venne Intanto voce fu per me udita Onorate l altissimo poeta l ombra riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto giacean per terra tutte quante fuor d una ch a seder si levò affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua ebber ragionato insieme alquanto volsersi a me con salutevol Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia lasciavam l andar perch ei dicessi ma passavam la selva tuttavia quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra terrà lungo tempo le fronti tenendo l altra sotto gravi bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina