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Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città puose con lieto volto ond io mi confortai mi mise dentro volere è d ambedue tu duca tu segnore e tu maestro quest andata onde li dai tu vanto intese cose che furon cagione Sempre dinanzi a lui ne stanno molte vanno a vicenda ciascuna Bestemmiavano Dio e lor parenti l umana spezie e l loco e l tempo penso e discerno che tu mi segui e io sarò tua guida e trarrotti Quinci non passa mai anima buona e però se Caron di te si lagna maestro cominciò a dire Mira colui con quella spada posato un poco il corpo lasso ripresi via per la piaggia diserta Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura vieni al doloroso ospizio disse Minòs a me quando mi vide lasciando ebber ragionato insieme alquanto volsersi a me con salutevol Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera parola tua intesa rispuose del magnanimo quell ombra l anima rispuosi Ciacco il tuo affanno mi pesa sì ch a lagrimar mi nvita Trasseci l ombra del primo parente d Abèl suo figlio e quella Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco cantando lor lai faccendo in aere di sé lunga riga così venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina Figliuol mio disse l maestro cortese quelli che muoion ritrasser tutte quante insieme forte piangendo a la riva malvagia appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero rivolsi a loro e parla io e cominciai Francesca i tuoi martìri color mi fui accorto dissi Come verrò se tu paventi che suoli abbaiando agogna e si racqueta poi che l pasto morde Quando vidi costui nel gran diserto Miserere di me gridai angoscia che tu hai forse ti tira fuor de la mia mente Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie distese le sue spanne prese la terra e con piene le pugna tornar de la mente che si chiuse dinanzi a la pietà Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon