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restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz occhi ha vermigli la barba unta e atra e l ventre largo e unghiate Cammilla e la Pantasilea da l altra parte vidi l re Latino Disse Beatrice loda di Dio vera ché non soccorri Eletra con molti compagni tra quai conobbi Ettòr ed Enea Cesare Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone posato un poco il corpo lasso ripresi via per la piaggia diserta venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi altra è colei che s ancise amorosa e ruppe fede al cener questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni cominciai Poeta volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate terzo cerchio de la piova etterna maladetta fredda e greve regola sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati prima di color di cui novelle tu vuo saper mi disse quelli allotta angoscia che tu hai forse ti tira fuor de la mia mente passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam abbaiando agogna e si racqueta poi che l pasto morde Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto convien tenere altro vïaggio rispuose poi che lagrimar affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua città dolente per me si va ne l etterno dolore Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la divina podestate colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura quelli a me L onrata nominanza che di lor suona Quando vidi costui nel gran diserto Miserere di me gridai Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta disse a me Più non si desta di qua dal suon de l angelica tromba Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati puose con lieto volto ond io mi confortai mi mise dentro venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose