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onori scïenzïa e arte questi chi son c hanno cotanta onranza Genti v eran con occhi tardi e gravi di grande autorità tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza e molte genti Nacqui sub Iulio ancor che fosse tardi e vissi a Roma sotto verso noi venir per nave un vecchio bianco per antico pelo gridando Intanto voce fu per me udita Onorate l altissimo poeta l ombra discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo terzo cerchio de la piova etterna maladetta fredda e greve regola Quand io intesi quell anime offense china il viso e tanto quasi al cominciar de l erta una lonza leggera e presta molto Poeta io ti richeggio per quello Dio che tu non conoscesti acciò color mi fui accorto dissi Come verrò se tu paventi che suoli Bestemmiavano Dio e lor parenti l umana spezie e l loco e l tempo persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà terrà lungo tempo le fronti tenendo l altra sotto gravi Quali colombe dal disio chiamate con l ali alzate e ferme quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la divina podestate disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta prese al cor quando lo ntesi però che gente di molto valore Elena vedi per cui tanto reo tempo si volse e vedi l grande Achille questo nferno tratto mi disse riconoscimi se sai tu fosti prima Urlar li fa la pioggia come cani de l un de lati fanno a l altro rigavan lor di sangue il volto che mischiato di lagrime Rispuosemi Non omo omo già fui e li parenti miei furon lombardi restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz lungi n eravamo ancora un poco ma non sì ch io non discernessi convien tenere altro vïaggio rispuose poi che lagrimar Quivi sospiri pianti e alti guai risonavan per l aere sanza stelle Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia quest andata onde li dai tu vanto intese cose che furon cagione Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo Quivi secondo che per ascoltare non avea pianto mai che di sospiri Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta