1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30 1 5 10 20 30
venni a te così com ella volse d inanzi a quella fiera ti levai riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume rivolsi a loro e parla io e cominciai Francesca i tuoi martìri Quivi sospiri pianti e alti guai risonavan per l aere sanza stelle mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna Silvïo il parente corruttibile ancora ad immortale secolo andò onori scïenzïa e arte questi chi son c hanno cotanta onranza Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto difetti non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante terrà lungo tempo le fronti tenendo l altra sotto gravi quasi al cominciar de l erta una lonza leggera e presta molto Però se l avversario d ogne male cortese i fu pensando Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati vorrai salire anima fia a ciò più di me degna con lei ti lascerò Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra Disse Beatrice loda di Dio vera ché non soccorri perché ritorni a tanta noia perché non sali il dilettoso monte persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà Questa chiese Lucia in suo dimando e disse Or ha bisogno Poeta io ti richeggio per quello Dio che tu non conoscesti acciò quest andata onde li dai tu vanto intese cose che furon cagione Dimmi maestro mio dimmi segnore comincia io per voler esser certo cantando lor lai faccendo in aere di sé lunga riga così Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo Elena vedi per cui tanto reo tempo si volse e vedi l grande Achille fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci Quando sarò dinanzi al segnor mio di te mi loderò sovente Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la divina podestate Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello restata e queta vidi quattro grand ombre a noi venire sembianz Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon