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udire e che parlar vi piace noi udiremo e parleremo a voi mentre fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata quando l anima mal nata li vien dinanzi tutta si confessa Quando sarò dinanzi al segnor mio di te mi loderò sovente parola ornata e con ciò c ha mestieri al suo campare l aiuta Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Grandine grossa acqua tinta e neve per l aere tenebroso si riversa città ch è piena d invidia sì che già trabocca il sacco Poeta fui e cantai di quel giusto figliuol d Anchise che venne venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa Questa chiese Lucia in suo dimando e disse Or ha bisogno difetti non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi Quinci non passa mai anima buona e però se Caron di te si lagna stornei ne portan l ali nel freddo tempo a schiera larga e piena quelli Ei son tra l anime più nere diverse colpe giù li grava Lucia nimica di ciascun crudele si mosse e venne giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai Finito questo la buia campagna tremò sì forte che de lo spavento partiva disse Per altra via per altri porti verrai a piaggia ebber ragionato insieme alquanto volsersi a me con salutevol sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati Rispuosemi Non omo omo già fui e li parenti miei furon lombardi angoscia che tu hai forse ti tira fuor de la mia mente Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi Intanto voce fu per me udita Onorate l altissimo poeta l ombra vizio di lussuria fu sì rotta che libito fé licito in sua legge