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Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto venni in loco d ogne luce muto che mugghia come fa mar per tempesta sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò puose con lieto volto ond io mi confortai mi mise dentro angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Molti son li animali a cui s ammoglia e più saranno ancora infin bestia per cu io mi volsi aiutami da lei famoso saggio Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne e io etterno Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra Così vid i adunar la bella scola di quel segnor de l altissimo terrà lungo tempo le fronti tenendo l altra sotto gravi colle giunto là dove terminava quella valle che m avea di paura Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti dimmi al tempo d i dolci sospiri a che e come concedette amore penso e discerno che tu mi segui e io sarò tua guida e trarrotti Venimmo al piè d un nobile castello sette volte cerchiato partiva disse Per altra via per altri porti verrai a piaggia conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera Vedrai quando saranno più presso a noi e tu allor li priega volontieri acquista e giugne l tempo che perder Trasseci l ombra del primo parente d Abèl suo figlio e quella venni a te così com ella volse d inanzi a quella fiera ti levai appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra Così discesi del cerchio primaio giù nel secondo Semiramìs di cui si legge che succedette a Nino e fu sua sposa Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa costì anima viva pàrtiti da cotesti che son morti cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa maestro cominciò a dire Mira colui con quella spada convien tenere altro vïaggio rispuose poi che lagrimar prima di color di cui novelle tu vuo saper mi disse quelli allotta Questi sciaurati che mai non fur vivi erano ignudi e stimolati