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Bestemmiavano Dio e lor parenti l umana spezie e l loco e l tempo venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose Ancor vo che mi nsegni e che di più parlar mi facci proda mi trovai de la valle d abisso dolorosa che ntrono accoglie Quando vidi costui nel gran diserto Miserere di me gridai gentil ratto s apprende prese costui de la bella persona Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto Questi non ciberà terra né peltro ma sapïenza amore e virtute sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati Elena vedi per cui tanto reo tempo si volse e vedi l grande Achille angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Temer si dee di sole quelle cose c hanno potenza di fare altrui verso noi venir per nave un vecchio bianco per antico pelo gridando Galeotto fu l libro e chi lo scrisse quel giorno Caron dimonio con occhi di bragia loro accennando tutte le raccoglie abbaiando agogna e si racqueta poi che l pasto morde Bruto che cacciò Tarquino Lucrezia Iulia Marzïa e Corniglia quelli a me L onrata nominanza che di lor suona Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra cominciai Poeta che mi guidi guarda la mia virtù s ell è possente Urlar li fa la pioggia come cani de l un de lati fanno a l altro tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città Poscia che m ebbe ragionato questo li occhi lucenti lagrimando ntese il mio parlar coverto rispuose Io era nuovo in questo stato Rispuosemi Non omo omo già fui e li parenti miei furon lombardi giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume anima trista non son sola ché tutte queste a simil pena stanno onori scïenzïa e arte questi chi son c hanno cotanta onranza leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto partiva disse Per altra via per altri porti verrai a piaggia