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Silvïo il parente corruttibile ancora ad immortale secolo andò Quand io intesi quell anime offense china il viso e tanto quelli Ei son tra l anime più nere diverse colpe giù li grava penso e discerno che tu mi segui e io sarò tua guida e trarrotti angoscia de le genti che son qua giù nel viso mi dipigne quella Beatrice che ti faccio andare vegno del loco ove tornar disio città dolente per me si va ne l etterno dolore posato un poco il corpo lasso ripresi via per la piaggia diserta terrà lungo tempo le fronti tenendo l altra sotto gravi prima di color di cui novelle tu vuo saper mi disse quelli allotta aggirammo a tondo quella strada parlando più assai maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello principio del mattino e l sol montava n sù con quelle stelle Quando giungon davanti a la ruina quivi le strida il compianto Vedrai quando saranno più presso a noi e tu allor li priega Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti Questi non ciberà terra né peltro ma sapïenza amore e virtute Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume trapassammo per sozza mistura de l ombre e de la pioggia a passi Quivi sospiri pianti e alti guai risonavan per l aere sanza stelle riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume Molti son li animali a cui s ammoglia e più saranno ancora infin Galeotto fu l libro e chi lo scrisse quel giorno maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle quasi al cominciar de l erta una lonza leggera e presta molto quelli a me L onrata nominanza che di lor suona onori scïenzïa e arte questi chi son c hanno cotanta onranza