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autunno si levan le foglie l una appresso de l altra venuti al loco ov i t ho detto che tu vedrai le genti dolorose tosto come il vento a noi li piega mossi la voce O anime affannate Giustizia mosse il mio alto fattore fecemi la divina podestate difetti non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi venire io m abbandono temo che la venuta non sia folle riguardar oltre mi diedi vidi genti a la riva d un gran fiume Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra Quali fioretti dal notturno gelo chinati e chiusi Genti v eran con occhi tardi e gravi di grande autorità terra lagrimosa diede vento che balenò una luce vermiglia costì anima viva pàrtiti da cotesti che son morti Questi parea che contra me venisse con la test alta e con rabbiosa passavam su per l ombre che adona la greve pioggia e ponavam maestro a me Tu non dimandi che spiriti son questi quelli a me L onrata nominanza che di lor suona lasciavam l andar perch ei dicessi ma passavam la selva tuttavia tutte parti impera e quivi regge quivi è la sua città udire e che parlar vi piace noi udiremo e parleremo a voi mentre Virgilio e quella fonte che spandi di parlar sì largo fiume Mentre ch i rovinava in basso loco dinanzi a li occhi Andovvi poi lo Vas d elezïone per recarne conforto a quella Ruppemi l alto sonno ne la testa un greve truono dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir Poscia ch io ebbi l mio dottore udito nomar le donne antiche fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci Allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m era durata