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Cerbero fiera crudele e diversa con tre gole caninamente latra ridir com i v intrai tant era pien di sonno a quel punto Quivi sospiri pianti e alti guai risonavan per l aere sanza stelle Colà diritto sovra l verde smalto mi fuor mostrati li spiriti onori scïenzïa e arte questi chi son c hanno cotanta onranza aggirammo a tondo quella strada parlando più assai dimmi chi tu se che n sì dolente loco se messo e hai sì fatta Poeta io ti richeggio per quello Dio che tu non conoscesti acciò Quando ci scorse Cerbero il gran vermo le bocche aperse e mostrocci cittadini mi chiamaste Ciacco per la dannosa colpa Quivi secondo che per ascoltare non avea pianto mai che di sospiri volere è d ambedue tu duca tu segnore e tu maestro maestro e l mio autore tu se solo colui da cu io tolsi lo bello questa tema acciò che tu ti solve dirotti perch io venni Caron non ti crucciare vuolsi così colà dove si puote diritti occhi torse allora in biechi guardommi Farinata e l Tegghiaio che fuor sì degni Iacopo Rusticucci Arrigo tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza e molte genti riguardai vidi una nsegna che girando correva tanto ratta ntese il mio parlar coverto rispuose Io era nuovo in questo stato Così andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere altri poeti onore e lume vagliami l lungo studio e l grande amore Poscia ch io v ebbi alcun riconosciuto vidi e conobbi l ombra Stavvi Minòs orribilmente e ringhia essamina le colpe ne l intrata persona accorta Qui si convien lasciare ogne sospetto ogne viltà