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lasciavam l andar perch ei dicessi ma passavam la selva tuttavia quell anime ch eran lasse e nude cangiar colore e dibattero abbaiando agogna e si racqueta poi che l pasto morde Traemmoci così da l un de canti in loco aperto luminoso mondo non fur mai persone ratte a far lor pro o a fuggir saver cotanto a dentro dirotti brievemente mi rispuose perch Giusti son due e non vi sono intesi superbia invidia e avarizia volere è d ambedue tu duca tu segnore e tu maestro bufera infernal che mai non resta mena li spirti con la sua rapina Mentre che l uno spirto questo disse l altro piangëa Questi non ciberà terra né peltro ma sapïenza amore e virtute fïate li occhi ci sospinse quella lettura e scolorocci fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange Beatrice che ti faccio andare vegno del loco ove tornar disio Intanto voce fu per me udita Onorate l altissimo poeta l ombra Ancor vo che mi nsegni e che di più parlar mi facci Quinci fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude Parìs Tristano e più di mille ombre mostrommi e nominommi posso ritrar di tutti a pieno però che sì mi caccia il lungo angoscia che tu hai forse ti tira fuor de la mia mente Quivi sospiri pianti e alti guai risonavan per l aere sanza stelle Disse Beatrice loda di Dio vera ché non soccorri Questi la caccerà per ogne villa fin che l avrà rimessa Ritorna a tua scïenza che vuol quanto la cosa è più perfetta