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lunga ancor la nostra via di qua dal sonno quand perché ritorni a tanta noia perché non sali il dilettoso monte questo nferno tratto mi disse riconoscimi se sai tu fosti prima appresso convien che questa caggia infra tre soli e che l altra gentil ratto s apprende prese costui de la bella persona Però che ciascun meco si convene nel nome che sonò discendiam qua giù nel cieco mondo cominciò il poeta tutto incomincian le dolenti note a farmisi sentire or son venuto affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l acqua Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio fatta da Dio sua mercé tale che la vostra miseria non mi tange tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza e molte genti Tutti lo miran tutti onor li fanno quivi vid ïo Socrate e Platone Vedrai quando saranno più presso a noi e tu allor li priega parola tua intesa rispuose del magnanimo quell ombra l anima quella a me Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice Questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita è tanto giorno se n andava e l aere bruno toglieva li animai dimmi chi tu se che n sì dolente loco se messo e hai sì fatta